Elisaimages

Ambiente

25-01-2019 12:48

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Trash in Italy: un viaggio fotografico nell’Italia abusiva.
Elisa Scaramizzino e Andrea Pavesi raccontano, attraverso foto mozzafiato, il cambiamento del territorio italiano, la cui bellezza cela il pericolo di problemi e disagi di cui nessuno fa parola.

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In Natura

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Un progetto che si sviluppa dal 2002 fino ad oggi. Due fotografi determinati e coraggiosi ci raccontano lo scempio di paesaggi dove manca l’uomo in quanto figura ma non il suo intervento disastroso
di Elisa scaramuzzino E andrea Pavesi

“Le immagini di Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi sono come cartoline da un’Italia a testa in giù, immagini di un viaggio nell’Italia abusiva che ormai ha una tradizione quarantennale degna dei Grand Tour settecenteschi. Dalla Roma sfregiata di Antonio Cederna fino ad arrivare ai Libri Bianchi del Touring Club, Lega Ambiente e Fai dell’ultimo decennio è maturata lentamente la coscienza di quanto stava accadendo, di come lo spazio, i paesaggi intorno a noi stessero irrimediabilmente cambiando, a testimoniare una metamorfosi radicale del territorio italiano come non era mai avvenuta dall’impero Romano ad oggi. Le immagini rubate, le immagini cercate diventano quindi un modo per risarcire la ferita, per esorcizzare il trauma ed insieme per tornare a raccontare una terra.” E’ un brano tratto dal libro Trash in Italy 2002, che racconta un progetto bello e interessante partito alcuni anni fa e attivo ancora oggi, con l’intento di continuare a svilupparsi in futuro grazie alla collaborazione dei tanti cittadini attenti e sensibili al tema.

IL SACRIFICIO DEL TERRITORIO
Per spiegare il significato del titolo Trash in Italy e giustificarne il contenuto, bisognerebbe partire dall’antico concetto di “cura” del territorio e di come esso sia stato sacrificato, a partire dagli ultimi decenni dello scorso secolo, in favore di una distorta e malsana visione affaristica il cui principio cardine della speculazione economica e dell’arricchimento personale di pochi ha incosciente- mente riprodotto generazioni di cemento, tubi e ruggine falsamente venduti sotto il nome di “processo di urbanizzazione”. In questo progetto, che i fotografi milanesi Elisa Scaramuzzino ed Andrea Pavesi portano avanti dal 2002, i protagonisti assoluti sono gli “ecomostri”. Lo scopo non è semplicemente denunciare lo stato dei luoghi (azione di per sé già meritevole), bensì condurre lo spettatore attraverso un percorso di riflessione estetica partendo da un iniziale punto di vista ambientale. Un ritratto del territorio dove all’interno di paesaggi sospesi manca l’uomo in quanto figura, ma non il suo intervento sul paesaggio: le immagini narrano appunto di non luoghi, di atmosfere surreali che precipitano nella reale, invece, e tangibile consapevolezza della natura criminale di tali opere.

RIFLESSIONE E RACCONTO
Scaramuzzino e Pavesi, però, ci offrono anche un alternativo spunto di riflessione, che è antropologica e sociologica: tutti possiamo essere osservatori, e tutti possiamo esserlo attivamente per far vedere – a noi stessi in primis – quanto possa esserci ancora da salvare, per tornare a raccontare una terra proprio in un momento storico in cui indignazione, sgomento e rabbia pare abbiano pochi margini di senso tanto i nostri occhi sono pieni di questi scenari. Raccontare storie, quindi, spiegare i fatti per stimolare interrogativi, obbligando alla sosta di un attimo per riflettere e, magari, cominciare a reagire. Questa è, dunque, l’essenza del progetto “Trash in Italy”: rendere consapevolezza della forza di una immagine, del suo potenziale sociale, politico e culturale di porre degli interrogativi e della sua capacità di spostare i punti di vista con cui guardiamo quotidianamente al mondo. Ad oggi continua l’impegno nella ricerca fotografica e concettuale per cercare di smuovere la coscienza civile, per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente. Riflettendo sul periodo che stiamo affrontando, la tecnologia che evolve e l’ambiente che scompare giorno dopo giorno, ci affidiamo ai social che ormai sono parte integrante della nostra vita quotidiana. Per dar voce agli italiani, lasciare a loro libera espressione e mostrarci il disagio ambientale in cui siamo costretti a vivere. Da qui nasce il “Project facebook group community landscape Trash in Italy, 2018”. L’idea è quella di creare una comunità di persone che nel loro paese si trovano a condividere un’opera incompiuta, un ecomostro, uno spreco di denaro, in poche parole con un insolito paesaggio italiano. Nel gruppo siete voi i protagonisti: potete raccontare il vostro ecomostro o semplicemente caricare una foto del vostro disagio ambientale.
(Seguici su Facebook: Trash in Italy an unusual italian landscape)
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Trash in Italy an unusual italian landscape

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Il gruppo facebook nasce con l'idea di unire un'insieme di persone che nel loro paese si trovano a condividere un'opera incompiuta, un ecomostro, uno sperco di denaro, in poche parole con un insolito paesaggio italiano.
Qui potete pubblicare e condividere il vostro insolito paesaggio e far parte della comunità trash in Italy landscape.
Project community landscape Trash in Italy, 2018

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©Trash in Italy 2002

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date: 10-07-2018 11:42

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La città complessa

05-09-2018 18:27

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abusivismo+anomalia. paesaggi incongrui tra fascino e demolizione

cinema&architettura 7a rassegna

abusivismo e' un concetto semplificato, tollerato politicamente, perseguito economicamente; condizioni antropologiche, strategie sociali e del consenso (sotterraneo o palese) lo percorrono.

non esitono solo gli episodi puntuali dell’eccesso e della denuncia collettiva o i luoghi evidenti dell’anomalia urbana. ci sono le forme pervasive e diffuse sostenute dall’interesse particolare: sono le residenze unifamiliari iterate su spazi vasti, gli edifici industriali e del consumo casualmente distribuiti, i sistemi infrastrutturali aggressivi e indifferenti; e c’e' chi, per usufruire di sgravi fiscali, ha costruito in aree legalmente autorizzate manufatti mai completati e ora abbandonati. questi sistemi urbani hanno rivelato un’autonomia insediativa forte, non prevista; senza relazione progettuale, senza nesso fra unita' edilizia e ambiente, fra interno ed esterno.

il paesaggio per decenni e' stato altro rispetto agli edifici, alle strade, alla proprietà privata: qualcosa di cui non era necessario avere cura singolarmente e collettivamente. e lo e' tutt’ora: altro.

gli scheletri edilizi o le autostrade e gli acquedotti incompiuti sono diventati misura del paesaggio per casualita', per indifferente trascuratezza. in questa distrazione territoriale, che talvolta sconfina in un fascino forse ambiguo, permane il reciproco guardarsi-interrogarsi fra manufatto e luogo.

qual e' allora il paesaggio abusato? e qual e' il paesaggio mentale e il paesaggio abitabile? e' possibile provocare transizioni, sospendere il giudizio piu' immediato e riconoscere un valore all’abbandono edilizio, alle architetture inconcluse, alla devastazione acconsentita, all’anomalia urbana?

nuove letture spostano la riflessione oltre l’approccio etico, giudiziario o urbanistico a partire dal rifiuto del concetto (facile) di ecomostro e (scontato) di demolizione. fra ripristino della situazione originaria -dove e' possibile, dovuto e necessario- e invenzione del paesaggio futuro -dove contesti incongrui si aprono ad una valutazione estetica- si colloca lo spazio difficile ma fondamentale della scelta progettuale e del riconoscimento di relazioni.

'la conquista della qualità dell’ambiente dipende da una sensibilizzazione generalizzata, tanto quanto l’assenza di tale sensibilizzazione genera un progressivo degrado'. alvaro siza vieira

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Elisa Scaramuzzino & Andrea Pavesi - Trash in Italy

05-09-2018 18:17

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comunicato stampa
Trash in Italy , ovvero (utilizzando la traduzione più letterale del vocabolo inglese): robaccia, ciarpame, paccottiglia, schifezza, porcheria in Italia. Però trash è ormai un vocabolo saldamente attestato anche nella storia e nella critica d’arte, dove contrassegna un ambito in cui trovano legittimazione e motivo di apprezzamento le secrezioni generalmente meno nobili della cultura. Un territorio (quasi una riserva) marcato dal “concetto che ovunque, anche negli ambiti più squallidi ed ignobili, nei rifiuti, negli scarti si può trovare una forma di bello estetico in grado di contrapporsi alle definizioni culturali ufficiali e di imporsi grazie ad una forza espressiva derivata dall'impatto emotivo che hanno sul normale osservatore l'aberrazione e la distorsione, la bruttezza e l'orrore” (
http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2003/11/145380.shtml ).
Ebbene, nell’ambiguità dei significati oramai assunti dal termine trash risiede gran parte del fascino della ricerca fotografica condotta da Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi su un notevolissimo campionario di italianissimi “ecomostri”. In un’intervista apparsa sul sito
www.teknemedia.net, Scaramuzzino e Pavesi tengono a precisare che “vorremmo spiegare che “Trash” non è un progetto nato allo scopo di denunciare il degrado. Tutto è cominciato con qualche fotografia scattata a dei raccordi stradali. Siamo stati attratti dalle geometrie che le strade inventavano in questi grandi svicoli del nord d’Italia”; e così è stato anche per altri luoghi “scandalosi se si ragiona in termini di tutela ambientale – sostengono ancora Pavesi e Sacaramuzzino - ma affascinanti invece da un punto di vista estetico-geometrico. Il nostro lavoro è diventato quindi una presa di coscienza culturale ma la nostra ricerca è stata prima di tutto estetica”.
L’altra faccia del lavoro dei due giovani fotografi (Elisa Scaramuzzino è del 1973, e Andrea Pavesi del 1976) è illuminata dal commento di Luca Molinari nel catalogo pubblicato nel 2002, per i tipi della Libri Scheiwiller: “Le immagini di Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi sono come cartoline da un’Italia a testa in giù, immagini di un viaggio nell’Italia abusiva che ormai ha una tradizione quarantennale degna dei Grand Tour settecenteschi... Le immagini rubate, le immagini cercate diventano quindi un modo per risarcire la ferita, per esorcizzare il trauma ed insieme per tornare a raccontare una terra. Guardando queste immagini si ha infatti la sensazione che ci sia sempre meno spazio per l’indignazione, lo sgomento, la rabbia, tanto i nostri occhi sono pieni di questi scenari. E’ un processo paradossale di saturazione dell’immaginario che suggerisce la necessità di stabilire nuove strategie con cui guardare a questi anomali-normali paesaggi della quotidianità italica”.

Elisa Scaramuzzino è nata nel 1973, vive a Milano e collabora con lo studio Armin Linke. Andrea Pavesi è nato nel 1976, vive a Milano e lavora da diversi anni con i principali Magazine Italiani. La loro ricerca fotografica spazia dall’Architettura all’Arte, dalla Tecnologia all’Antropologia. Sono attualmente impegnati in un viaggio fotografico attraverso un insolito paesaggio italiano, con l’obiettivo di dare una testimonianza inconsueta e lontana dall’abituale sguardo oleografico.
Mostre collettive: 2003 IN NATURA, X Biennale Internazionale di Fotografia, Palazzo Bricherasio, Torino 4-9-03 fino 10-10-03 • Circa 35, Festival Internazionale di Roma, Mercati di Traiano, Roma • I come Infanzia, Villa Bernasconi, Cernobbio COMO • 2002 I come Infanzia, Palazzo delle Stelline, Milano • I Luoghi Invisibili,Photology, Milano • a+mbookstore, Milano • Festambiente, Grosseto • Trash in Italy,Palazzo delle Stelline, Milano • 2001 Blu foto Giovani, Piccolo Teatro, Milano • 2000 Analisi dello Spazio e del Territorio, villa Burda, Rho Milano.
volumi pubblicati: Trash in Italy, edizioni libri Scheiwiller.

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